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Tecnologia e pratica sportiva

Rudy Bandiera, divulgatore, docente, scrittore di tecnologia e innovazione, ci racconta del rapporto tra digitale e sport e del suo nuovo progetto, Alleanza Digitale

di Enzo Argante

Tecnologia e pratica sportiva sembrano due termini distanti, non conciliabili, ma non è così. Ne parliamo con Rudy Bandiera, divulgatore, docente, scrittore di tecnologia innovazione, che ha un bellissimo progetto. Con Fondazione Estense di Ferrara avete fatto un patto per un'alleanza digitale tra le società sportive. Sport e digitale insieme come? 

Io direi che il digitale può assorbire dallo sport le cose che caratterizzano appunto lo sport, che sono la disciplina, il lavoro, il definire degli obiettivi che sono in qualche modo raggiungibili, il fallire, il vincere e ricominciare. Lo sport è di fatto una regola di vita, una macro regola di vita, cioè insegna tante cose che possono essere utili. Ecco, credo che il digitale possa assorbire queste informazioni, la disciplina, il definire degli obiettivi per l'uso del digitale e anche un equilibrio, soprattutto un equilibrio, cioè serve un equilibrio nell'utilizzo degli smartphone, di videogame, di tutto quello che è la tecnologia domestica perché sennò rischiamo di esserne schiavi anziché esserne padroni e utilizzarli non come uno strumento, ma esserne appunto sottomessi. In questo dobbiamo imparare dallo sport.

Cominciamo a entrare un po' nel merito del progetto. L'idea nasce proprio a Ferrara in ambiente basket, è vero? 

Sì corretto. Ferrara Basket 2018 ha pensato a questa iniziativa e l'ha fatta sviluppare da Fondazione Estense e con un evento dedicato il 7 marzo siamo partiti. Abbiamo portato mille persone al Palasport di Ferrara e sarà un percorso che andrà avanti per i prossimi due anni. Il basket a Ferrara è stata la scintilla che ha acceso quest'idea, che è un'idea del tutto originale, innovativa e mai pensata da nessun altro in nessun'altra città italiana al momento.

Lo sport, quindi, diventa un canale educativo privilegiato per contribuire a questa transizione digitale. C'è molto da lavorare su questo, scuola, famiglia, media e tu sei uno dei protagonisti. È necessaria una cultura digitale e non improvvisare, vero? 

Assolutamente. È necessaria perché noi siamo bravissimi a inventare le cose, ma poi ce le facciamo scappare, ce le facciamo sfuggire di mano fin quando non ci accorgiamo di avere un problema e riprendiamo le redini del tutto. Questo progetto appunto serve a mettere al centro lo sport che diventa a sua volta un veicolo formativo per i ragazzi e per le famiglie per un utilizzo consapevole della tecnologia. Questo non si era mai fatto prima ed è necessario appunto riuscire a portare a terra dei concetti trasversalmente, cioè il problema è che non tutti abbiamo la consapevolezza che esiste un problema. Ecco, qui dobbiamo far capire che c'è un problema di iperutilizzo di questi strumenti, dopodiché dobbiamo dare degli strumenti per governare questo problema ed è quello che stiamo cercando di fare con questo progetto.

E avete elaborato a questo proposito un vero e proprio decalogo e ci piace segnalare che uno dei primi punti del giorno è proprio la sovranità del tempo, perché la gestione del tempo forse è uno dei nodi cruciali. 

Si, perché ormai siamo abituati a non avere più alcun tempo morto. Il tempo della noia è finito, o meglio si uccide la noia facendo qualcos'altro che è in genere utilizzare un telefono, da Tik Tok a tutto il resto, che non è sbagliato eh… Siamo in coda dal dottore ed è del tutto normale tirare fuori il telefono, guardare e cercare di far passare il tempo, ma non possiamo pensare che ogni momento, ogni attimo della nostra vita sia riempito da qualcosa. Deve esistere anche il momento della riflessione, del pensare a qualcosa che è accaduto. Ci sono delle immagini sportive incredibili, ce n'è una di Mourinho di qualche anno fa nello spogliatoio con i propri calciatori che, appena finita la partita, prendono il telefono ancora prima di fare la doccia. Ecco questo è insano perché tu non hai ancora lavorato la partita per conto tuo e con i tuoi compagni e guardi già i giudizi degli altri. Questo dobbiamo far sì che non avvenga più o avvenga sempre meno. 

Quali sono i programmi di Alleanza Digitale e i prossimi passi? 

Abbiamo avuto questo evento di partenza il 7 marzo in cui abbiamo lanciato il progetto. Nei prossimi due anni, sperando che ci sia affluenza, si faranno delle sessioni formative divise in due. Sostanzialmente un filone sarà dedicato ai genitori e saranno tenute queste sessioni informative totalmente gratuite in luoghi facili da raggiungere, come, per esempio, centri commerciali o cose di questo tipo. Ci sarà un altro filone dedicato ai ragazzi, qui le società sportive saranno protagoniste perché proprio in ambiente sportivo, negli spogliatoi e nelle palestre. Per capirci le società sportive in base al fatto che hanno firmato si impegnano a formare e aiutare i ragazzi a comprendere quanto è importante il proprio tempo, quanto è importante la propria fisicità e il rapporto diretto con gli altri, il confronto con gli altri senza un filtro. Quindi andrà avanti per un paio d'anni il progetto, sotto forma appunto di formazione parallele nello sport, dallo sport e in luoghi semplici da raggiungere per quello che riguarda i genitori. 

Una battuta per chiudere. Io non credo di averlo mai letto, mi sembra geniale, Condividere et impera si legge le tue spalle. 

Io credo sia stata l'unica idea geniale che abbia mai avuto. Volevo un claim che fosse facile da ricordare, quindi preesistente sarebbe stato perfetto, ma mutato in ottica moderna. Il Divide et impera di Filippo Macedone degli Antichi Romani eccetera lo conosciamo tutti. Il condivide, secondo me, è il vero quid che ci dà la tecnologia, che ci danno i social perché non dobbiamo demonizzarli, quindi se si usano per fare condivisione di quello che sappiamo, di quello che siamo in maniera sana sono uno strumento stupendo. 

 

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